martedì 11 marzo 2008

Il Promemoria

Un bel giorno il mio corpo ha preso vita e si è messo a ballare in modo frenetico. Io forse non volevo. Oppure non capivo? Ero in dormiveglia? Ero vigile? Ma certamente non ero attento, perché ancora oggi non ho idea di che giorno fosse, né di che mese, né dell'anno. Ho solo il vago ricordo di un mezzo bambino che si guardò allo specchio e decise di mettersi a correre. Veloce, veloce, ma nessuno lo inseguiva. Inseguiva se stesso. Inseguiva un sogno: l'idea che aveva di se stesso, ma con la costante della perfettibilità. Quella costante che diviene parte integrante dell'essere umano, nel momento in cui l'essere percepisce i propri limiti e non li accetta. Come dei paletti frapposti tra il sé e l'altro da sé. Non è filosofia spicciola, è ruvida realtà dei fatti. Capii immediatamente che aspiravo ad essere qualcosa(ancora non capivo la differenza tra "qualcosa" e "qualcuno", l'avrei scoperta solo più tardi e con conseguenze disastrose), qualcosa di profondamente diverso da quello che vedevo. Come ho detto, dunque, presi a correre, lasciando su ogni superficie disponibile alla percorrenza fiumi di sudore, rivoli di grasso e pezzi d'amor proprio, raccogliendo per strada i frutti dell'autostima che crescevano intorno ai miei piedi stanchi e piagati dalle consunte scarpe da tennis. E sotto le suole di quelle scarpe, in un abisso immaginario, ma forse nemmeno così tanto immaginario, presi a sotterrare una figura scomoda, con colpi secchi di tallone. 
Un percorso si compì dolorosamente, l'anello si era finalmente chiuso, come aprendo un pacco regalo saltava fuori qualcosa che non somigliava affatto a quello che vagheggiavo. Le membra secche, le gambe magre, il petto esile, il volto asciugato. Un serpente, dopo la muta, avrebbe sicuramente faticato meno di me nell'ardua impresa di riconoscersi. Ecco che lì, dinanzi ad ogni superficie riflettente, si materializzava uno sconosciuto che di me aveva solo gli occhi, il naso, le labbra, le orecchie. E l'anima. Perché quella no, non si perde per la strada come una moneta. E persisteva, indigesto, quel complesso di perfettibilità cui sottoponevo, anzi: con cui mettevo sotto torchio quella nuova figura. Migliorati sempre di più, abbellisci la forma, mantieni intatta la sostanza. Perché, sotto sotto, sapevo di valere qualcosa. Qualcosa di più dei bei voti a scuola. Contavo sulla stima della gente, sulla fiducia che gli amici riponevano in me, sui segreti che custodivo per gli altri.
Ma un altro giorno, molto lontano da quello in cui il mio corpo prese a ballare, mi resi conto di non aver risposto ai miei quesiti. Chi ero, cosa volevo ancora da me stesso, che pretese avanzavo sul mio corpo nuovo? Giunsi faticosamente alla conclusione che sarebbe stato per me uno strumento. Il corpo è un mezzo di ascesa sociale, pensavo; o meglio, lo pensavano gli altri, e mi limitavo ad annuire silenziosamente. Intanto, crescevo. La coscienza mi diceva che non sempre si può, e non sempre si deve, essere in accordo con chi ti circonda. L'armonia non arriva dall'esterno, ma nasce dentro di noi, e non c'è musica, non c'è ordine fuori senza l'esercizio della coerenza. Una nuova guerra contro il mondo, e una nuova trasformazione. Il corpo rispondeva alle mie esigenze interiori manifestandosi con sfrontatezza, lontano dagli schemi, suscitando commenti per il suo modo stravagante di vestirsi, di rapportarsi al moto, di iniziarsi al sesso, con appetito, una fame atavica di conoscenza sensoriale cui non poteva sottrarsi, perché l'anima glielo comandava. Silenziosamente, impercettibilmente. E cresceva la barba incolta, e s'allungavano i capelli arruffati, così arricciati, legati, strizzati. Li tagliai un pomeriggio. Di lì a poco sarebbero arrivate innumerevoli novità. Vita, morte, amore, odio, rancore, piacere, delusione, illusione, in un turbine che non mi lasciava il tempo per respirare e per realizzare quelle piccole trasformazioni che avevano guidato, fino a quel momento, la mia esistenza. Ogni cosa sfuggì definitivamente al controllo. 
Oggi, anche se non è proprio oggi, mi ritrovo di nuovo coi capelli lunghi, senza quasi essermene accorto. Un po' più mossi dell'ultima volta. Anche il mio corpo è cambiato, ha acquisito una forma più definita. Più fluida, più dinamica, meno impacciata. Sembra quasi quello di un uomo, anche se ancora non lo è. Il mio corpo mi sta parlando ed io ritorno ad ascoltarlo. Mi dice che qualcosa sta cambiando un'altra volta, mi predice nuovi terremoti. Cose importanti, sembra. Gli ho promesso di stare a sentire un po' di più, con maggior attenzione. E quando capirò che il momento, quel momento, sarà passato, io taglierò i capelli nuovamente. Ne terrò una ciocca per non dimenticare, e forse scriverò anche la data. 

12 Commenti:

Blogger Alberto ha detto...

PRIMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO...
:-D

eheheheheehehe...

Difficile, difficilissimo scrivere "inside out" (come dicono gli americani - ndr).

Sei dentro la narrazione, la tua storia, e contemporaneamente cerchi di starne fuori, di vederti dall'esterno; quasi stessi cercando un equilibrio tra analisi e sintesi, tra spirituale e corporeo, tra sanità mentale e follia: quanto è difficile l'adolescenza! :-/

L'esperienza mi dice che la cosa migliore che puoi fare è vivere, seguendo i tuoi istinti e lasciandoti andare. Avrai tempo per analizzare a ritroso il percorso e trarre le conclusioni su chi sei davvero e sull'essenza della tua anima.

Forse ti sembrerà banale quello che ti sto scrivendo, ma non leggo niente di diverso da quello che provavo io alla tua età; non leggo niente di diverso da quello che succede a tutti i giovani alla tua età.

Maggiore introspezione e capacità di espressione, certo, ma le pulsioni, le angosce, le paure, le incertezze, le scoperte sono le stesse di tutti i giovani della tua età.

Da qui il mio consiglio, figlio della mia visione esterna e un po' più esperta/vecchia della tua: non fare l'errore di credere di essere unico, diverso da tutti gli altri tuoi coetanei. Lo sei sicuramente, come ciascuno di noi eraclitamente lo è, ma quello di cui scrivi è un sentire comune, una "forca caudina" necessaria per entrare nell'età adulta sopravvivendo a sè stessi e alle proprie illusioni. ;-)

Un abbraccio fraterno :-)

11 marzo 2008 15:22:00 GMT+2  
Blogger EnRy ha detto...

il taglio di capelli lo cambio anche io quando voglio dare una svolta o dopo che l'ho data. All'inizio avevo i capelli incasinati. Poi lunghi fino alle spalle. Ora rasati a zero. Ecco, rasati a zero mi piacciono parecchio, infatti mi danno stabilità mentale.
Baci ^_^

P.s.=ma da quando in qua metti queste foto di te mezzo nudo?!?!?!? :D Purcell!!! :D Scherzo eh ^_^ anzi secondo me sei anche troppo vestito XD spogliati di piùùùùùùùùù ahahahah!!!

14 marzo 2008 00:38:00 GMT+2  
Anonymous Anonimo ha detto...

sì, sei un grande. per quello che scrivi e per come lo scrivi. e soprattutto perché sei riuscito a trovare la tua strada da solo.
ciao
l'albatro

14 marzo 2008 10:59:00 GMT+2  
Blogger Adynaton86 ha detto...

@alberto:: niente di tutto quello che mi hai detto è banale, Albe! In questo momento ogni parola mi dà quel briciolo di esperienza in più. E' che sono continuamente alla ricerca di conferme, la paura di sbagliare è tanta, la convinzione che gli altri ce la faranno prima e meglio di me è anche più forte di questa paura. Ma tengo duro, siempre. Un abbraccio hey-bro :-)

@enry: assodato che sei un maiale(ahuahuahauh) confermo che il rasato porta bene. E la foto non è un atto di puro esibizionismo come TU potresti pensare. Voleva essere qualcosa di più espressivo, ma evidentemente non sono un buon fotografo :D bacio

@albatro: forse non l'ho ancora trovata, ma ci sto provando come tutti. Che lo si faccia consapevolmente, oppure no. In ogni caso, grazie :-) a presto

15 marzo 2008 14:40:00 GMT+2  
Blogger EnRy ha detto...

ma sì che è espressiva :( però ci posso fare se sei venuto inconsapevolmente intrigante? Q__Q Un bacio ^_^

15 marzo 2008 19:20:00 GMT+2  
Blogger Adynaton86 ha detto...

@enry. questa, poi... :-)

17 marzo 2008 14:19:00 GMT+2  
Blogger Nerot ha detto...

Un abbraccio, Ady.

17 marzo 2008 17:16:00 GMT+2  
Blogger Dottor K ha detto...

Continuo a pensare che il mondo comunque non sia cattivo, è solo il nostro specchio.

18 marzo 2008 11:16:00 GMT+2  
Anonymous henry ha detto...

ci sono molti temi a me molto cari e molto vicini in cio' che hai scritto...molti stati d'animo in cui mi riconosco, in cui ho visto il ragazzino che ero e l'uomo che son diventato.
ascoltarsi, guardarsi, sentirsi. sempre.
e poi i capelli crescono, si tagliano, ricrescono.
ti abbraccio forte

18 marzo 2008 11:42:00 GMT+2  
Blogger Adynaton86 ha detto...

@nerot: bentornato, e un abbraccio anche a te :)

dottore: è un pensiero che si avvicina molto alla realtà che vedo io, e se davvero il mondo è così vicino a noi, forse possiamo anche cambiarlo...

@henry: come ha detto anche Alberto questa è un po' la storia di tutti, non solo la mia, e questo mi fa sentire meglio, meno solo, meno incompreso, per una volta felicemente meno "unico". Quanto ai capelli, i tagli "importanti" li ricordo bene. Ora dovrò stare più attento a quando ricresceranno :) un abbraccio grande anche a te

18 marzo 2008 12:02:00 GMT+2  
Blogger Alberto ha detto...

In ritardo per la Pasqua... :-/

...BUONA PASQUETTA, almeno. :-D

Un abbraccio alwaysLate :-)

24 marzo 2008 11:11:00 GMT+2  
Blogger Adynaton86 ha detto...

@alberto: grazie!! L'ho trascorsa dormendo ihihih :-D un abbraccio YouToo!

24 marzo 2008 18:20:00 GMT+2  

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