giovedì 7 dicembre 2006

Storie Di Amori Passati


Tre canne in una sera sono troppe. Specialmente se due di queste sono eccessivamente cariche e fumate in totale solitudine. Per i non praticanti, i cosiddetti "personali". Probabilmente questa è la ragione per la quale, questa notte, ho subìto un processo di regressio ad uterum e, come sono solito fare, quando mi sento con il cervello che torna indietro nel tempo, non posso fare a meno di guardarmi un cartone animato della Walt Disney. Di quelli vecchi, con i veri disegni animati; maledetta Pixar. Ebbene, stasera è stato il turno di "Aladdin": una dolce storia d'amore, di quell'amore che va oltre le barriere sociali e che supera, seppur con difficoltà, qualsiasi ostacolo si frapponga tra gli amanti. Tante volte ho sorriso pensando a quanto sia infantile e seducente il pensiero di un amore che nasce al primo sguardo e che è destinato a vivere per sempre. E al tempo stesso, subito dopo la visione, non ho potuto fare a meno di pensare alle persone che sono passate nel firmamento della mia ancor breve vita. A 20 anni è strano accostare il classico "bilancio" di quello che è accaduto fino a questo momento... ma l'ho sempre detto, di essere un tipo particolarmente rétro.
Così ho avuto un pensiero per tutti. Anche per coloro che avevo addirittura dimenticato. Per esempio A., che in verità è stato il primo "milanese": avevo 17 anni, in un caldo maggio, parlammo tanto all'ombra degli alberi di un parchetto. Altre parole al telefono, poi presi coscienza dell'assurdità della cosa. Finì così.
Poi c'è stato C., quasi 2 anni insieme, il mio primo vero ragazzo. Spenderò poche righe per te, nonostante la nostra sia stata la storia più duratura che abbia mai avuto. Sei stato capace di trasformare tutti i nostri bei ricordi in un mare di rancore profondo che serbo nei tuoi confronti ancora oggi, ad oltre un anno di distanza. Ho strappato le tue foto, se penso al tuo volto mi viene il voltastomaco. Ancora mi domando il perché di tutto quello che mi hai fatto.
Con M. è stato tutto così rapido ed indolore, almeno per me. Un incontro, poi un altro, un bacio, un weekend insieme, abbiamo fatto del sesso piuttosto sbiadito. E ti ho detto che tra di noi non ci poteva essere nulla di comune, figuriamoci un'amicizia. Da allora, solo qualche improperio, poi non t'ho più sentito.
Poi V. Sei l'unico per il quale provo ancora un affetto enorme, forse di poco inferiore all'amore che ti ho portato sinceramente per tutti i sei mesi che siamo stati insieme. Tengo stretto, intatto, nel mio cuore il ricordo della tua dolcezza e del tuo impeto di sensualità. Sei stato l'unico capace di farmi innamorare nuovamente, proprio quando credevo che l'amore non esistesse più per me. Ti voglio bene.
In un freddo febbraio, il primo trascorso a Milano, ho conosciuto A. Sei stato maledettamente capace di sedurmi e di farti corteggiare. Ed altrettanto bravo nello scaricarmi, facendomi recitare una scenata isterica che ora rievoco con un vistoso sorriso! Non ce l'ho più con te, tutto sommato non sei stato il peggiore. Considerando poi il fatto che eri vergine, direi anche che te la sei cavata egregiamente in ogni campo.
D.: ora non sei qui ma so con esattezza quando tornerai. Ci siamo presi e lasciati in modo strano; la tua dolcezza nei miei riguardi ha superato qualsiasi limite immaginabile. Forse addirittura è stata troppa; inzuppato com'ero nella melassa delle tue carezze, ho pensato per la prima volta di volere uno stronzo che mi maltrattasse. In una storia, non puoi dirmi sempre "facciamo tutto quello che vuoi, a me basta stare con te". Finisco per annoiarmi. Anche a letto. So che vorrai rivedermi, me lo sento; ma non so più con che faccia ti guarderò.
Logicamente ci voleva un altro A. Tu secondo me hai bisogno di farti vedere da uno bravo. Ancora non ho capito cosa vuoi dalla vita: cerchi l'amore della tua vita, ma ti comporti da stronzo con chiunque. L'hai fatto con me, l'hai anche ammesso: ma alla fine della fiera, sono quasi contento di pensarti con tristezza compassionevole. Ed è questo ciò che conta.
Ora c'è L. nella mia vita. Per questa ragione, lascerò vuoto lo spazio che pure vorrei dedicarti, con l'ovvia speranza di non doverlo mai riempire.
Com'era naturale immaginare, soltanto adesso ricordo anche i volti di altre persone: N., S., G.
Qualche parola debbo spenderla per P., e sono delle scuse perché t'ho trattato davvero male. Ti ho praticamente usato a mio piacimento, sei stato il mio rifugio quando avevo bisogno di te, la pietruzza fastidiosa nella scarpa quando mi chiedevi di vederci, ed io a tua insaputa frequentavo qualcun'altro. E alla fine hai gettato merda sulla mia persona, parlando male di me agli altri. Beh, hai fatto bene. Me la sono meritata.
Menzione speciale per G., il secondo milanese della mia vita. Mi sei davvero simpatico, ancora ci vediamo ogni tanto. Dovremmo rimanere buoni amici, però smettila di farmi avances. E soprattutto: se vieni a letto con me, perlomeno evita di dire che ti senti in colpa per il tuo fidanzato. E' quantomai sconveniente.
Come sconveniente è forse tutto quello che ho scritto stasera. Chi lo leggerà, potrebbe avere due reazioni. La prima reazione sarebbe pensare che sono uno che, dopo aver fumato un po' troppo, incomincia a dare i numeri e diventa inguaribilmente nostalgico, seppur con compiacimento di ciò, senza contare che sono anche uno tremendamente romantico e sentimentalista. A costoro, io rispondo: sì, avete ragione.
A coloro che, dopo aver letto questo disdicevole elenco di conquiste, per qualche strana ragione dovessero pensare che io sia un gran pezzo di mignotta, rispondo: pensate a quante lettere dell'alfabeto ancora mi mancano!
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