In attesa della prossima stazione

Un orologio mi ricorda i miei ritardi, e l'acqua la sete che non ho più. Una penna le impressioni trascritte su un foglio, e il foglio la fuggevole ispirazione che non si lascia abbindolare da sudicie mani. Ogni moneta mi rammenta la sua essenza bifronte. Ogni cosa mi riporta al suo lato nascosto, e nel frattempo serro stretta la cerniera di una valigia di poco valore. Poche cose al suo interno: non c'è stato il modo di cercarle tutte, selezionarle, ripiegarle, suddividerle per categorie. Questa notte si parte per un altro viaggio e non c'è tempo per. Non c'è tempo per.
Spalanco la finestra, l'aria è quella giusta, è quella dell'ultimo giorno: è pungente, preannuncia una gelata. Nel mio pugno, brandelli di carta su cui ho trascritto i miei desideri. Al vento carezzevole di spilli, schiudo lentamente le mie dita ed ecco, le mie speranze volteggiano nel vuoto come farfalle bianchissime.
Ritraggo il braccio sferzato dal freddo e richiudo la persiana. Con accortezza, mi metto un berretto e la sciarpa al collo, col doppio nodo. Congiungo l'ultimo bottone alla sua asola e socchiudo la porta che, anche stavolta, ha cigolato. Ma il mio passato sta dormendo profondamente e non s'è accorto di nulla. Un lieve odore di neve scivola nella serratura, ed io sono già in strada.
Guardo in avanti e muovo il primo passo.
C'è un treno che aspetta l'ultimo pendolare di questa vita che sta per ripartire.
Bevete un bicchiere alla mia salute,
e sorridete a chi vi sta accanto:
io vado incontro ai miei sogni,
vi scriverò presto il mio nuovo domicilio.