Buona La Prima





Volevo riscoprire questo film con l'interesse che forse mi era mancato la prima volta che lo vidi. E invece, è stato lui a sorprendermi, svegliando in me questo pensiero latente, segregato, come una grotta che stilla nel tempo e nel silenzio le sue stalagmiti, indomita e inarrestabile. La bellezza del mondo, un'immagine apparentemente concreta, eppure così astratta, difficile da pensare, difficile da cogliere. Chissà perché, ma ho sempre guardato questa terra su cui viviamo come un luogo inospitale e barbaro, dove l'istinto della sopravvivenza sopprime la curiosità, la gioia di guardare e di ricordare. La sola idea del ricordo porta con sé un'aura negativa, di qualcosa che è trascorso e che ormai non ci appartiene più, spazzata via dal vento come una manciata di foglie cadute d'autunno. E quant'è difficile scorgere bellezza in ciò che ci circonda: forse la fretta, forse l'indifferenza.
Ma bisogna credere alla bellezza del mondo, ai suoi moti eterni ed impercettibili, imperturbabili; ai suoi colori, alle tonalità d'azzurro dell'aurora e alle tinte rossastre del sole vespertino, al verde iridescente del mare aperto; ai suoi profumi inebrianti e talvolta indistinti, all'incenso che brucia, all'aroma di un giglio appena sbocciato o di una rosa vermiglia che si schiude d'improvviso; bisogna credere al battito leggero d'ali di farfalla, al fremito incostante di una fiamma, all'emozione che pulsa nel sangue di fronte alla vista d'una stella cadente.
Se immagino tutto questo, se mi proietto in questa visione, mi sento protetto, cullato dolcemente in un sogno di cui s'è appena levato il sipario. Placide note echeggeranno nell'aria, non ci saranno nubi nell'animo mio, non la preoccupazione, ma uno slancio di leggero fervore verso tutto questo, verso questo luogo tumultuoso che tacito ruota su se stesso, e vaga nell'universo, senza un motivo plausibile. Tutto mentre noi esseri umani rimaniamo inerti, distratti dal nulla, dimentichi dei ricordi d'infanzia, quando era più facile baciare la terra che calpestiamo, giorno dopo giorno, con crescente disappunto. Potremmo ancora lasciarci sorprendere dalla pioggia battente e dalla neve discreta e felpata. Se soltanto fosse possibile voltarsi e sorridere alla bellezza di ciò che lasciamo dietro le nostre spalle.
Qualcuno diceva che "la vendetta è un piatto che va servito freddo".
E' successo.
Messaggio ricevuto il 11/12/2006

Eppure, mentre sei felice, mentre tutto sembra finalmente girare nel modo giusto, e il tuo mondo da grigio è appena diventato policromatico e sorridente, qualcosa di ombroso piomba nella tua giornata, un fosco pensiero, un'idea perversamente realistica, come perverso è questo luogo ostile e spinoso, che è la Terra. Questo, in poche righe, quello che mi è accaduto stasera.
Continuo a sbadigliare imperterrito, ancora mezzo insonnolito per le scarse ore di sonno concessemi questa notte. Un turbinio di vino rosso e bianco e foglie di marijuana, pietanze succulente, una torta istantanea, pochi amici e lunghe, interminabili, estenuanti risate: questo il sunto della serata di ieri, finché non siamo rimasti soli, io e Te, dapprima abbracciati sul divano del tuo salotto, poi avvinghiati, stretti in un abbraccio sopra e sotto le coperte del tuo letto a una piazza e mezzo.
Mentre cerco di tirare fuori i miei muscoli dal torpore notturno, mentre sento i fumi dell'alcool che ancora mi stordiscono, continuo a ripensare a ieri sera e penso di essere felice. Strano, mi dico! Non credo di aver mai toccato il fondo dell'infelicità, né dell'insoddisfazione, ma sono state rare le volte in cui ho detto senza riserve: "Sono Felice". La felicità è un concetto, e già solo per questo è difficile da delineare; e poi è così relativa, ciò che può dare gioia a qualcuno, può arrecare profonda tristezza a qualcun'altro. Non esiste l'idea universale di felicità. Tuttavia è molto più semplice trovare la causa scatenante di questa mia sensazione. Ed è sufficiente, per me, parlare di un pomeriggio trascorso assieme a vedere una mostra di Boccioni, passeggiare per il centro subito dopo e sorriderci mentre divoriamo un panzerotto; e poi di una serata trascorsa con la mia inimitabile amica F., che mi contagia di buonumore, così raggiante, meravigliosa, insostituibile per me. Ed ancora, la notte passata a ballare, Tu, io, gli amici, quel tuo ex così fastidioso ed invadente al punto giusto che ti si incollava dietro le spalle. Ma chi se ne importa, era una così dolce vendetta vedere lui che strisciava come un verme dietro di te mentre tu mi guardavi e mi sorridevi, preso, rapito. Una vittoria, e baciarti proprio davanti ai suoi occhi carichi di astio verso di me, evidente, lampante, ma che ignoravo con superiorità. E infine, il povero G. che ha bevuto troppo e troppo male, vederti guidare sui miei consigli campati in aria per trovare la strada più breve di tutte. Un bacio, un altro ancora, un abbraccio, una stretta di mano a dita intrecciate. Entrare nel letto da solo con gli occhi pesanti eppure ancora radiosi, addormentarmi con le tue parole scritte strette strette nello schermo del mio cellulare. E risvegliarmi stamattina, ancora rincoglionito e rintronato dalla notte precedente, e capire che tutto questo è vero e reale, tangibile, e dire: "Sono Felice".
Una sera trascorsa insieme. Io, te e due birre e la pienezza dell'isolamento, pure scrutati da occhi indiscreti tutt'attorno. Ed i miei sorrisi per coprire l'imbarazzo che mi procurano quei tuoi occhioni azzurri e disarmanti, belli come un mattino di primavera. Ridiamo, mi fai ridere ed è un complimento, la tua bellezza sfolgora nel tuo sorriso. E il tuo sguardo s'illumina, il tuo viso s'accende di una luce magnetica che mi lascia folgorato.